Cosa vedere nei dintorni di Fermo: Torre di Palme e il Bosco del Cugnolo

Torre di palme bosco del cugnolo
L'affascinante borgo di Torre di Palme sorge su uno spettacolare e panoramico terrazzo naturale, che è anche l’inizio della falesia che prosegue verso sud, solcata da fossi ed erosa alla base dall’azione del mare.

La natura ghiaiosa mista a sabbie ne genera una conformazione “friabile” che ha preservato la zona dall’antropizzazione rispetto al resto della costa Adriatica che è invece stata pesantemente alterata dalla presenza dell’uomo.

Ciò ha permesso alla Macchia Mediterranea del Bosco del Cugnolo di rimanere integra fino ad oggi rappresentando una vera rarità e un esempio di come il territorio si presentava in passato, tanto che la regione Marche ha deciso di tutelarne i circa cinque ettari istituendovi un’Area Floristica Protetta.
Il Bosco del Cugnolo si raggiunge da Torre di Palme ed è percorribile con un sentiero che lo attraversa visitandone i punti di maggiore interesse a partire dall’ingresso, dove si trova il cartello con la mappa del percorso che immette nella parte iniziale da cui si giunge alla Grande Roverella sul Fosso Cupo.

Anticamente il sentiero partiva dal paese e scendendo al vecchio lavatoio si immetteva nel bosco in questo punto percorso dagli abitanti che lo usavano per fare la “cesa”, effettuare cioè la ceduazione per ricavarne la legna.

Pur nelle modeste dimensioni e grazie anche alla protezione come Area Floristica la zona ha una buona biodiversità costituita anche da piccola fauna come volpi e tassi che costruiscono le loro case scavando “gallerie” visibili in più punti sfruttando la morbidezza del terreno.

Infatti importante ed interessante è l’aspetto geologico dell’escursione che in almeno tre punti del tragitto (in particolare nelle pareti dove si mostrano gli affioramenti del Pliocene) evidenzia la natura sedimentaria del luogo con gli strati sovrapposti dove è possibile “leggere” le varie fasi della storia allo stesso modo di come si potrebbe ricostruire la vita di un albero contandone gli anelli nel tronco.
Percorrendo il sentiero ci si imbatte anche nella famosa Grotta degli Amanti a circa metà percorso, interamente scavata nella roccia.

Deve il suo nome pittoresco e che l'ha resa celebre alla vicenda di Antonio e alla sua fidanzata Laurina svoltasi nel 1911 durante le guerre coloniali per la conquista della Libia.

Tornato a casa per un breve licenza e innamoratissimo di Laurina, Antonio decise di non separarsi più da lei e quindi di disertare. I due trovarono riparo nella grotta nutrendosi per giorni di pane e sarde portati loro dai pescatori del luogo.

Dopo oltre una settimana i fidanzati si sentirono divorati dal rimorso e soprattutto braccati ma piuttosto che separasi decisero di morire saltando dai 70 metri della sottostante rupe del Fosso di San Filippo legati assieme con lo scialle di Laurina.

Fu il bisnonno a ritrovare la donna morta e Antonio con gravi lesioni alle vertebre che gli permisero di sopravvivere solo qualche giorno piantonato dai militari e chiedendosi il motivo di tanta attenzione visto che se mai fosse riuscito a guarire sarebbe stato comunque giustiziato.
Proseguende l'escursione si arriva alle Ville, che erano la residenza estiva delle famiglie nobili di Fermo per le quali era consuetudine soggiornare almeno un mese all’anno ed avere una cappella privata annessa.

La Villa degli Aranci è così chiamata perché grazie ai diversi fattori che contribuiscono al favorevole microclima locale ha effettivamente piante di tali agrumi che riescono a fruttificare nel parco adiacente.

Villa Lattanzi è oggi una struttura ricettiva nella cui proprietà è presente un notevole patrimonio arboreo costituito dai grandi Pini Domestici posti in alto e soprattutto il bel parco con esemplari secolari.

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Emanuele
Emanuele

Amministratore del portale, amante della regione, scrittore per passione.
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